eSports: una nuova disciplina Olimpionica?

Il Comitato Olimpico che si è riunito a PyeongChang in occasione delle Olimpiadi invernali del 2018 si è mostrato interessato a una disciplina sportiva molto particolare.

Siamo molto lontani dall’immaginario che vede un atleta allenarsi sotto il sole correndo su e giù per scalinate infinite, curando con attenzione l’alimentazione: qui basta la passione, tanta pratica e una coordinazione occhio-mano non indifferente.

Di cosa parliamo? Delle competizioni di videogiochi a livello professionistico meglio note come eSports. Un trend sotto i riflettori solo da poco tempo ma che vanta già milioni di partecipanti in giro per il globo e l’organizzazione di campionati che durano anche tutto l’anno.

L’argomento è controverso: c’è chi è favorevole e porta avanti la tesi secondo cui sarebbe un modo per avvicinare le nuove generazioni ai Giochi Olimpici e c’è chi è contrario e afferma che gli eSports non sono sport e il tentativo di elevarli a disciplina olimpionica sia solo una mossa commerciale.

È vero che il mercato del videogioco conta numeri altissimi, soprattutto in Italia: una ricerca di Aesvi (Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani) ha mostrato che il numero di videogiocatori supera i 25 milioni di persone di cui il 62% ha un’età compresa tra i 25 e i 55 anni. Il videogioco si fa adulto, dunque.

Tuttavia, andrebbe sottolineato che pur essendo una disciplina che certe generazioni non percepiscono come “tradizionale”, presenta tantissime caratteristiche che, invece, sono tipiche degli sport olimpionici come lo spirito di competizione, il focus mentale e fisico, la capacità di far incontrare e unire “atleti” di nazionalità diverse e stimolare i rapporti in un ambiente di sano spirito sportivo.

Il riconoscimento degli eSports come una vera e propria disciplina sportiva, inoltre, potrebbe far uscire il mondo del videogioco dalla bolla di diffidenza che vede chi gioca ai videogiochi come una persona chiusa nella solitudine della propria stanza, probabilmente asociale e con la sindrome di Peter Pan.

I campionati di eSports sono invece un luogo di incontro per appassionati e la loro organizzazione dipende proprio dall’esistenza di nutrite community di riferimento per i singoli giochi. Questo significa che come siamo lontani dall’immaginario dell’atleta dal fisico scolpito che si sottopone ad allenamenti durissimi per gareggiare alle Olimpiadi, siamo ancor più lontani dall’immaginario del videogiocatore chiuso nella propria stanza nella semi-penombra a vivere una vita lontana dalla realtà.

Intanto l’ultima edizione del Lucca Comics & Games svoltasi a novembre scorso, ha visto concludersi con successo il primo campionato di videogiochi italiano, gli Italian eSports Open 2017. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

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